e-commerce quanto mi costi?

Nel 2021 sono stato inondato da richieste di preventivi per realizzare un e-commerce.

Non è una novità che il mercato delle vendite online ha ormai superato quello delle vendite nei negozi fisici ed è quindi comprensibile che moltissime attività vogliano aprire il proprio e-commerce.

Rispetto a circa 5 anni fa, il numero di siti da cui è possibile acquistare prodotti è aumentato vertiginosamente ma, soprattutto, Amazon è cresciuto ancora di più.

Perché parlo di Amazon?

Perché è un dato di fatto che oggi bisogna fare i conti con il colosso americano quando si vuole vendere un prodotto online.

Questo non vuol dire che bisogna vendere i propri prodotti su Amazon, bensì che bisogna prendere atto di quanto gli utenti si siano abituati ad un servizio che garantisce un catalogo immenso, rapidità nelle consegne e, praticamente sempre, le spese di spedizione gratuite, addirittura senza un importo minimo se si è utenti Prime.

Come muoversi allora?

Il primo passo è prendere atto che vendere online non deve rappresentare un extra per la propria attività, ma tendenzialmente diventare il canale primario. Solo in questo modo, ovvero dedicandosi con costanza a tutte le attività che ruotano attorno ad un sito internet, è possibile ottenere dei guadagni interessanti.

Ma a che prezzo?

Nel mio lavoro cerco sempre di essere trasparente quando parlo di soldi, perché non vorrei mai che un cliente si sentisse preso in giro. Per questo non faccio mai promesse matematicamente immantenibili.

I costi di realizzazione di un e-commerce rappresentano forse la parte più piccola dell’investimento. Infatti, ciò che realmente va preso in considerazione, è il mantenimento del sito.

Quando parlo di mantenimento, non lo faccio nell’accezione tecnica del termine, ovvero non mi riferisco ai costi fissi di rinnovo dominio e hosting, bensì alla costante cura da dedicare al sito affinché sia sempre aggiornato a livello di catalogo prodotti, offerte -soprattutto durante ricorrenze e festività- e PUBBLICITÀ.

Ed eccoci arrivati alla nota dolente: le campagne pubblicitarie.

Parlo di nota dolente perché, almeno nel mio territorio, molti imprenditori non hanno ancora messo a fuoco l’importanza della pubblicità online.

Quindi, quando discuto di un progetto e-commerce, faccio un esempio sempliciotto ma che finora ha funzionato bene.

Paragono un e-commerce ad un negozio fisico, parlando dei costi che quest’ultimo comporta: canone di affitto del locale, arredamenti, stipendi e contributi dipendenti, bolletta della luce, bolletta telefonica ecc. ecc.

Perché se ogni mese, per un negozio fisico, è necessario spendere X mila euro affinché l’attività funzioni, lo stesso non deve valere per un negozio online?

La differenza tra le due tipologie di negozio non risiede infatti nei costi di gestione, ma nel pubblico raggiungibile.

Mi spiego meglio: non voglio dire che necessariamente un e-commerce debba costa più di un negozio fisico, ma nemmeno che debba costare di meno. Quello che voglio far capire al mio interlocutore è che però, a parità di investimento, un negozio online ti permette di vendere potenzialmente senza limiti geografici, quantomeno in campo nazionale e che, quindi, la convenienza non risiede in un risparmio sui costi gestione, ma su un aumento delle vendite.

Ma di quanti € stiamo parlando?

Per rispondere a questa domanda, bisogna fare una importante premessa: anche a causa della pandemia di COVID-19, con le attività commerciali chiuse e la gente bloccata a casa, la tendenza ad acquistare online è aumentata notevolmente ed infatti Amazon “si è fatto ancora più grosso”. Allo stesso tempo, tutti gli altri e-commerce si sono ritrovati a dover fare più pubblicità online per competere e, sempre allo stesso tempo, tanti nuovi e-commerce si sono immersi nel mercato.

Tutto questo ha causato un aumento sostanziale dei costi della pubblicità online, ovvero di quanto Facebook e Google “chiedono” agli imprenditori per dare visibilità al proprio negozio.

Ho virgolettato la parola perché non sono stati Facebook e Google ad aumentare i prezzi, semplicemente essendosi creata maggiore concorrenza tra negozi della stessa tipologia, automaticamente ogni negozio ha dovuto sborsare più soldi per superare il competitor di turno.

Sicuramente alle due aziende non è dispiaciuto guadagnare di più, però è giusto dire come stanno realmente le cose.

Quantificare a quanto ammonti l’investimento fisso mensile/annuo per portare avanti il proprio e-commerce non è un’operazione semplice, e sicuramente non esiste nessuna formula fissa.

Bisogna prendere in considerazione diversi fattori, tra cui il più importante è che la tipologia di prodotto che si vende e di conseguenza il pubblico di riferimento.

Spesso si sente parlare di “nicchia di mercato”. Perché?

Paradossalmente, oggi è più semplice spendere meno e guadagnare di più vendendo prodotti di nicchia rispetto a prodotti di massa, perché più il proprio pubblico di riferimento è circoscritto, meno concorrenza ci sarà, con un conseguente costo della pubblicità più basso.

Ecco perché quando mi chiedono un preventivo per un e-commerce, la prima cosa che propongo e di cui discuto con il potenziale cliente è un’analisi della propria attività.

Fatto ciò, procedo con una stima approssimativa ma realistica di quello che, secondo la mia esperienza e diversi dati analitici, è il costo fisso che comporterà l’e-commerce.

Solo dopo aver esposto queste informazioni, parlo del mio compenso in qualità di webmaster, che, guarda caso, si rivela essere irrisorio rispetto a tutto il resto.

Come finisce la contrattazione?

Quasi sempre, il cliente si prende del tempo per pensarci, salvo poi “scomparire”. In tutta onestà, non mi sono mai offeso, anzi ho la tendenza a comprendere questo comportamento perché tantissimi imprenditori stanno vivendo momenti di difficoltà e, giustamente, sono alla ricerca di una formula magica per far fronte alla crisi generata sia dalla pandemia che dall’avvento dei marketplace online (in particolare nel settore dell’abbigliamento), solo che semplicemente questa formula non esiste e sicuramente non è l’e-commerce, perché l’e-commerce, all’avvio e per un periodo minimo di un anno, rappresenta un investimento, non una fonte di reddito.

In una situazione analoga, un buon commerciale saprebbe convincere l’interlocutore, ma io mi ritengo un consulente prima che un venditore, e quindi preferisco dare le giuste informazioni e sperare che, presto, arrivi un momento più favorevole per tentare questo nuovo investimento.

…ma più o meno, di che cifre parliamo, “così per curiosità”?

Dovendo proprio dare una risposta a questa domanda, in modo del tutto generico, ritengo che l’investimento minimo per poter concludere un buon numero di vendite online, sia di almeno 2000€ al mese

In alternativa, se si tratta di un’attività che a causa delle nuove tendenze non riesce più a stare a galla con il proprio negozio, meglio prendere in considerazione di spostare i costi di gestione del negozio fisico in quelli per un negozio online, abbassare la saracinesca e aprire un sito

Dispiace dirlo, ma il futuro presente è questo.